All’esame della Conferenza Stato-Regioni lo schema di Accordo che definisce le caratteristiche dei centri accreditabili per la diagnosi della celiachia. Patologia che, va ricordato, nei nuovi Livelli essenziali di assistenza è stata traghettata dall’elenco delle “rare” a quello delle malattie croniche invalidanti. Con la conseguenza che non sono più in esenzione le prestazioni specialistiche per arrivare alla diagnosi.

L’Accordo, che dovrebbe essere in discussione nella seduta di giovedì 6 luglio, dà seguito al nuovo protocollo per la diagnosi e il follow-up della celiachia, individuando «criteri specifici condivisi per selezionare i presidi sanitari» che garantiscano un percorso diagnostico appropriato mediante l’adozione di un protocollo clinico concordato.

Due le tipologie di centri individuati: presidi accreditati e centri di terzo livello. Dei primi, lo schema di Accordo Stato-Regioni individua il “riparto” per Regione, sulla base dell’1% stimato di prevalenza della malattia in Italia. In ogni Regione dovranno essere presenti, in ogni caso, almeno due centri: uno per le diagnosi in età adulta e uno in quelle in età pediatrica. I presidi accreditati e quelli di terzo livello dovranno avere una serie di requisiti-base, relativi a prestazioni e servizi ma anche alle competenze e alla formazione del personale. I Centri di terzo livello, in più, si occuperanno dei casi a diagnosi «refrattaria e complicata», della formazione dei medici sul tema e degli audit relativi ai presidi accreditati; inoltre, vi lavorerà personale medico con «comprovata accellenza scientifica in diagnosi e cura della celiachia». Per il follow-up della malattia, infine, in assenza di problematiche cliniche particolari si potrà far riferimento ai medici di medicina generale e pediatri di libera scelta o ad altri specialisti del Ssn.

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